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Lettera PDF Stampa E-mail
lunedì 23 luglio 2007
“Fai buon viaggio della vita” recita una bellissima canzone che parla di coloro che, sui barconi, ogni giorno finiscono nella cronaca della realtà, e poi nel dimenticatoio della speranza.
E quanti sono! Carne per pesci. Dispersi e finiti in mare.
 Lampedusa, e quante nostre isole sono scalo di questa speranza. Che poi in fondo è la soglia della vita. Di una vita. Pagata a caro prezzo. Barconi carichi di uomini, donne, bambini. Il colore della loro pelle non è simile al nostro.
Ma chiedono anche loro un posto, di qua dal mondo. Dall'altra parte della barricata.  E' lo spazio dell'uomo, la sua necessità di sopravvivenza. Di esserci.
Tempo fa, (chi se li ricorda) 27 eritrei aggrappati ad una gabbia di tonni. Ore e ore appesi ad un filo. A quella luce dell'alba, purchè arrivasse qualcuno a portali in salvo.
Non ci si pensa mai. Proviamo a girare la giostra ed essere noi al loro posto nel destino della vita.
Come ci sentiremmo? Fugace desiderio di una via di fuga dal niente. Da una guerra, dal nulla,da un sole che brucia tutto il giorno, e con esso le speranze.
Già è vero, ma diretti dove ed a far cosa? Ma pur di provare ad andarsene, che prezzo pagare? Il prezzo di un viaggio,clandestino, e quello della propria vita in gioco. Con tutto e con tutti. Per provarci almeno. O per finire in fondo ad un mare. Dove l'acqua li seppellirà per sempre.
Ed ogni estate, ma credo che si possa tranquillamente dire ogni stagione, se non ogni giorno, il racconto è identico. La cronaca è la stessa.
Verrebbe da chiedersi: perchè?  Ma allora le emozioni lascerebbero il posto al non-senso.
Il cuore alla razionalità dell'egoismo. E le parole diverrebbero dure come pietre. E gli occhi meno lucidi.
E si dovrebbe parlare di un mondo diviso in due. Fra chi può sperare, e chi può solo sognare di farcela.
Attraversare il guado. E scoprire cosa c'è. Di là dal  ponte.
Forse la vita di un uomo vale più di un tonno. Ma quegli uomini aggrappati alle gabbie di tonni siamo anche noi, perchè in fondo le disuguaglianze sono esse stesse emblema dell'egoismo dell'uomo e della sua servile natura.
Millenni di storia non servono a chi coltiva  esclusivamente il proprio “particulare” .
Ma quante miglia e miglia in mare. Ma quanti giorni assiepati in un barcone, partiti dalle coste africane per poter dire, forse, un giorno, “ce l'ho fatta”.
Ma quanti sono quelli che cadono, divenuti nel dimenticatoio della vita, uomini persi.
Soli, non avendo più una mano cui aggrapparsi.
Ma ha un senso  tutto ciò? Verrebbe da chiedersi se “questi sono uomini” che vivono o muoiono,  per una casualità o per un destino, tanto amaro quanto sperato.
Non vi sono certezze, ma quel cimitero in fondo al mare, non avrà né lapidi né nomi. Né ricordi, né fotografie.
Qualcuno ricorderà di essere partito, ma per un altro viaggio. Non quello della vita, e della sua profonda ingiustizia fra gli uomini, ma quello di un'altra vita, dove forse l'idea di “uguaglianza” possa tramutarsi in realtà.
Ultimo aggiornamento ( martedì 25 settembre 2007 )
 
La TV e il Grasso quotidiano PDF Stampa E-mail
mercoledì 11 luglio 2007
Aldo Grasso, critico televisivo del “Corriere della sera”, lunedi' 9 luglio, nella pagina centrale della cultura, così si esprime, riferendosi alla tv:
“Se la nostra letteratura e il nostro cinema aspirano ancora all'eccellenza per prima cosa devono smetterla di sentirsi superiori alla tv. Non ne hanno diritto, se non quello di crearsi un alibi che sfiora volentieri il ridicolo. E' curioso: ogni volta che si tenta di congiungere questi universi si forma immediatamente una gerarchia piramidale: la base è la tv (sempre identificata con il suo pubblico, quindi con la massa), la parte mediana il cinema, il vertice la letteratura. L'unica a detenere la forza generativa delle storie e degli intrecci. Il resto segue a cascata.
Forse è venuto il momento di prendere atto che la tv, nonostante la pessima letteratura di cui gode,non ha più debiti da pagare alle cosidette  “arti maggiori”.Forse siamo già in ritardo,e a rallentare il nostro cammino è solo un vecchio pregiudizio estetico che ci fa credere che la tv sia qualcosa in minore, una radio degradata, un surrogato di teatro,un cinema di seconda o terza mano”.
Finisce poi, il capolavoro di Aldo Grasso, così:
“Se mai, l'errore più grande che si possa compiere, per elevare la tv, è il ridicolo tentativo di “renderla letteraria”, In modo assolutamente casuale e frammentario nel palinsesto si possono invece cogliere momenti che sarebbero (UDITE UDITE!!) splendida letteratura proprio perchè non sono programmati, appartengono al flusso. Quindi c'è (SECONDO CAPOLAVORO DEL DOTT.GRASSO) una specie di opera d'arte disseminata, non racchiusa in nessun programma. Questa è la grande novità e vitalità della tv. Spesso il trash non è così brutto come lo si dipinge.
Sono altri che devono preoccuparsi per la loro salute: forse la letteratura, forse il cinema, forse il teatro”.
Beh, non vi altro da dire, le considerazioni del prof.Grasso sono dotte e meritevoli di degna nota meritocratica.
Probabilmente, l'osservatore luminoso del Corriere, passando sovente, ore ed ore a guardare la tv, ha  accantonato un poco i libri. Magari gli è sfuggito un famoso saggio di Karl R.Popper e di John Condry,  sulla “Cattiva mestra televisione”. D'altronde è evidente che Grasso non può sputare nel piatto in cui mangia. E la “michetta”, pure lui la deve guadagnare. Quindi, scrivendo quotidianamente sul “Corsera” di tv, non può far altro che giustificare quel che “mangia” ogni giorno. Tonnellate di arte e letteratura,secondo lui.
Badilate di macerie esistenziali logorroiche e vomitevoli, secondo il mio immeritato parere.
Forse però al silente(?) Grasso quotidiano, manca la stucchevole ironia, nel parlare di tv, che aveva Beniamino Placido. E mi scuso del paragone. Perchè è abbastanza improponibile porre sullo stesso piano i due. Sarebbe altresì improprio paragonare Platone a Buttiglione. Eppure per la statistica entrambi sono filosofi.
Ma ritornando al Grasso-pensiero, rimango allibito alla difesa della tv. Ma qualcuno ha mai dato uno sguardo ai palinsesti televisivi dei contemporanei? Osservate:
Unomattina estate
Incantesimo 9
Orgoglio
Una notte a Sirmione
L'Italia sul due
Il capitano
Beautiful (puntata 115,632)
Centovetrine
Vivere
Carabinieri 4 5 6 7 8 9 10 11 12 ecc.ecc.
Matrix( dell'implacabile giornalista(?) super partes Mentana
Studio Aperto ( l'informazione libera)
Tg4 rassegna stampa (uno sguardo ai giornali nell'ottica della libertà di stampa)
Febbre d'amore
Sentieri (puntata 101.014.512.015.100.150.000)
Due minuti un libro ( e che libro!) Elkan !
Otto e mezzo (l'ex ministro di Forza Italia nonché ex comunista che coordina i “dibbbatiti” e gli eventi, a modo suo)
Notte mediterranea
Buona domenica
Domenica in
Il grande fratello
La sai l'ultimissima
Don Matteo 5 6  7 8 9
Striscia
Cambio moglie
Fox life
Un posto al sole, un posto all'ombra a quando?
Sky tg24 le interviste del dott.Severgnini ( in particolare quella al filosofo francese Bernard-Henri Lèvy, un capolavoro)
Eccetera
eccetera
eccetera
eceetera
Si potrebbe andare avanti all'infinito e chiedersi:”dove sono  i momenti di splendida letteratura , che proprio perchè non programmati appartengono al flusso?”
Forse ho capito a cosa si riferisce il prof. Grasso quando parla di simili momenti.
Sono i peti, i vocaboli aulici, e l'italiano atavico dei reality. Eccolo il flusso di letteratura, che inaspettatamente fuoriesce dal programma e diventa arte visiva e uditiva. Il flusso intestinale.
Aldo Grasso, a parer mio, è un soggetto-limite. E come tutti i soggetti-limite hanno un paraocchi. Non riesce a scorgere oltre il contenuto che osserva. E coloro che si permettono di parlare male della televisione, vengono bacchettati sulle manine, come ai tempi di De Amicis e del maestro Vincenzo Crosetti.
Non solo vi è una differenziazione fra tv, cinema e letteratura, ma il non comprendere questa distinzione è da illetterati, scarsi fra l'altro.
Non accorgersi poi di ciò che oggi è la tv, e di ciò che allora, agli inizi, era la tv,è sorprendente.
Ma qualcuno ricorda gli autori della tv agli albori della sua nascita?Pasolini, Olmi, Eco, Bolchi ecc.ecc.
Ah! è vero, sono un nostalgico. Sono amante dei tempi che furono e mi perdo nella filosofia di questa limpida tv, che propana sterco quotidiano per i democratici elettori televisivi del domani.
Egregio Grasso, non solo la televisione di questi ultimi venticinque anni, ha formato il cerebello della moltitudine dell' homo videns, ma ahimè, essa è parte integrante della poltiglia politica, formata e vittima dello stesso strumento. E' essa stessa, il vuoto e l'abisso insieme, Tenue e inoffensiva, apparentemente.  Inutile e veritiera nel raccontare la irrealtà. Strumento pericoloso per placare le coscienze inebetite del vivere quotidiano.
Provate a leggere un libro.
Provate a vedere un film al cinema, tratto da un romanzo.
E provate a guardare in tv lo stesso film o una fiction tratta dallo stesso romanzo.
Una differenza esiste.
Ma forse Aldo Grasso avrebbe voluto vedere Pasolini condurre “Chi vuol essere milionario”.
Ultimo aggiornamento ( martedì 25 settembre 2007 )
 

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Casa Editrice: IBISKOS-ULIVIERI

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