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la legge e il suo padrone PDF Stampa E-mail
Scritto da angelo briscioli   
domenica 31 maggio 2009

 

 

 

 Premessa  

“Cento deputati piacciono più di seicento al nostro presidente del Consiglio. Non c’è da stupirsi, perché corromperli o assodarli o semplicemente metterli d’accordo con i suoi propri interessi sarebbe certamente meno costoso e più semplice. La relazione tra assemblee numerose e sicurezza della libertà l’avevano ben capita gli ateniesi di 2.500 anni fa, i quali proprio per evitare le scorciatoie nel nome della celerità di decisione istituirono giure popolari numerosissime. Il loro intento principale era quello di impedire che nessun cittadino potente potesse condizionare le decisioni a suo piacimento”, Cosi ha scritto sabato 23 maggio su “la Repubblica” Nadia Urbinati, docente di Teoria Politica alla Columbia University di New York.

Basterebbe iniziare così,  l’ennesimo articolo su Silvio Berlusconi. Quest’uomo di settantatre anni, pelato e con una pancia mascherata. Piccolo e con il suo solito sorriso da passaporto. Un uomo che in qualsiasi altro paese (serio), sarebbe relegato a comparsa,e che invece da noi, ahimè, regna imperterrito da quindici anni. 15 anni di lassismo democratico. Di un padre padrone circondato da servi.

Mi son chiesto come mai ho ancora voglia di scrivere e di leggere, articoli, libri su Silvio Berlusconi. E la risposta non solo è semplice, ma è ovvia. Non posso pensare che questo obbrobrio possa passare, almeno per la mia coscienza di cittadino, inosservato.

Si l’ho sempre saputo, fin dal 1994, quando Sua Maestà decise di “scendere in campo” per salvare il paese dai Comunisti. Quest’ uomo pensai, a chi sta parlando? Cosa sta dicendo?

“Insomma, - disse nel lontano 1980 Berlusconi al suo fedele amico di merende Dell’Utri- non vuoi capire che senza la televisione una cosa non esiste? Né un prodotto, né un politico, né un’idea”. Aveva ragione lui. Ci eravamo dimenticati che il sublime popolo italico è tutt’ora semianalfabeta. E’ sufficiente dare uno sguardo alle analisi del Censis e osservare da un punto di vista, politico e sociale, i risultati.

Non occorre, sapere la verità (di per sé improbo impegno). Ma camuffarla, mascherarla in un monologo, questo si,  e diviene, senza fatica, la sola unica “verità”.

Mi piacerebbe, incontrare il Cavaliere. Davvero. Ma da solo. Io e lui. Il Sommo ed il più inutile dei cittadini di questa Repubblica. In una stanza, senza finestre. Soli io e Lui. Due sedie. Due tavoli. Due penne. Due fogli. In diretta. Domande e risposte. Senza altri interlocutori. Senza possibilità di sfuggire. Qualcuno si ricorda Arnaldo Forlani che rispondeva alle domande di un pubblico ministero con la bava alla bocca?

Il Cavaliere è così. Uomo di “Stato”.

Ad una domanda di una giornalista dell’ ”Unità”, riguardante il “lodo Alfano” non ha risposto. Si è alzato e se ne è andato.

Egli è un autocrate e non ha bisogno di interlocutori. Anzi, oserei dire che la formula democratica lo irrita. La separazione dei poteri, il ruolo del Parlamento, il potere del Capo dello Stato, il Csm, la Corte Costituzionale,e la nostra Costituzione, sono viste e vissute come forme di impedimento. Ostacolano il lavoro del Re. 

Assistiamo alle solite lottizzazioni. Le poltrone di giornalisti consenzienti vengono spostate a piacimento. Coloro che sono scomodi, appunto perché svolgono la funzione di giornalista, vengono accantonati e messi da parte. I cortigiani scalano le alte vette, mettendo da parte dignità e professionalità, e si piegano per la gloria “della libera informazione”.

Si potrebbero elencare infiniti nomi e storie di umiliazioni. Ma tutto questo non trova spazio per il “grande e sommerso pubblico” dei semianalfabeti televisivi. E questo lo asserisco, si badi bene, senza volontà di offesa. Coloro che non hanno gli strumenti, per informarsi, per conoscere, per distinguersi con il sapere, dovrebbero avere la possibilità di essere messi a conoscenza. Ma questo non avviene ed è una palese violazione costituzionale. Penso per esempio all’articolo 2 della nostra Costituzione.

 

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo,sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita’, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. E ancor di più penso all’articolo 3 che recita:

 

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (Uguaglianza formale)

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. (Uguaglianza sostanziale).

 

 Il caso Mills  

La sentenza Mills ( evidenzia in modo lampante il rapporto fra Silvio Berlusconi e l’  “opposizione”. ( Intendo con il termine opposizione chiunque,- sia organo giuridico sia politico-, manifesti affermazioni (con sentenze per esempio) che contrastino con l’unica verità che detiene o deterrebbe il Grande Capo).

Così infatti si è espresso S.B il giorno della sentenza:

 “ E’ mia intenzione intervenire in Parlamento sulla sentenza Mills appena avrò tempo. E in quella sede dirò finalmente quello che da tempo penso a proposito di certa magistratura”.

“Con questi giudici non posso farmi processare. Quando il processo riprenderà con altri giudici dimostrerò la mia totale estraneità…

Sto lavorando tanto, pensate che voglia perdere altro tempo ?  Sono già stati fatti 102 processi, ho speso 200 milioni in consulenze e avvocati”.

“Non ho tempo da perdere in un’aula di tribunale con gli italiani che da me si aspettano ben altro”.

“Appena avrò tempo”. Così viene liquidata la questione. Non ora, non domani, ma quando avrò del tempo riferirò al Parlamento. Questa affermazione, ritengo sia gravissima per un Primo Ministro. Non solo da un punto di vista politico, ma istituzionale.

Il giorno dopo ho stampato da internet (governo italiano-rassegna stampa) le prime pagine di 16 quotidiani nazionali:

“la Repubblica”, “l’Unità”, “Il Riformista”, “ il Foglio”, “La Padania”,”il Giornale”,il “Secolo d’Italia”, “Il Gazzettino”, “il Tempo”, “Avvenire”, “Libero”, “Quotidiano Nazionale”, “Il Mattino”, “Il sole 24 ore”, “Il Messaggero”e  “La Stampa”.

Solamente 5 quotidiani: “il Giornale”, “Avvenire”, “Il sole 24 ore”, “Il Foglio”e “la Padania” non hanno aperto con la sentenza Mills, pur avendo in prima pagina ( ad eccezione de “la Padania”) riferimenti alla sentenza.

Poi, sono andato a rivedere le aperture dei principali tg nazionali.

Il tg4 del 19 maggio non parla della sentenza Mills. Nemmeno il giorno seguente. La rassegna stampa della mezzanotte del 19 maggio inquadra le prime pagine di “Avvenire”, “il Giornale”e “Il secolo d’Italia”. Dei due principali quotidiani nazionali “Corriere della sera” e “la Repubblica” nulla.

Il giorno 19 maggio Studio Aperto si collega con San Donato Milanese, dove il Premier  sta inaugurando il nuovo policlinico. Così interviene il sig.Luigi Galluzzo, inviato, dunque “giornalista” di Studio Aperto: (http://temi.repubblica.it/micromega-online/eia-eia-mavala-per-studio-aperto-berlusconi-fu-assolto-al-processo-mills/)

“Nel giorno in cui escono le motivazioni del processo Mills in cui Berlusconi fu assolto, il Premier inaugurando il nuovo policlinico qui, a San Donato…ecc ecc.

Si potrebbe continuare con altri esempi: Tg1 e Tg2 della stessa giornata.

Evidenzio adesso un altro esempio di informazione super partes.

“Libero” direttore Sig. Vittorio Feltri, apre mercoledi’ 20 maggio con questo titolo: “Si vota toghe all’attacco. E giù mazzate a Silvio. In piena campagna elettorale escono le motivazioni  della sentenza del processo all’avvocato inglese: “Fu corrotto da Berlusconi” Premier furente adesso parlo io”.

In piena campagna elettorale escono le motivazioni!!! Gli eruditi cultori del diritto di “Libero” denotano lacune giuridiche.

La sentenza del “caso Mills”è del 17 febbraio 2009. Le motivazioni della stessa andavano, per legge, depositate entro 90 giorni dalla sua lettura. I termini scadevano il 18 maggio 2009. Il giudice Gandus  ha osservato i termini di legge, pena provvedimento disciplinare.

I giornalisti (?), non solo dovrebbero raccontare i fatti. Ma coloro che seguono casi giudiziari, dovrebbero  almeno ripassare gli aspetti procedurali delle normative. Invece si riempiono la bocca con pastoni e slogan da curvaioli incalliti.

 La menzogna  

“Avevamo ricusato questo giudice- prosegue Berlusconi (conferenza stampa 19/05/2009- Aquila) – che in tutte le situazioni è andato in piazza per criticare l’operato del governo. E’ una cosa scandalosa, vedrete cosa dirò in Parlamento”.

“Allora si faccia processare”, insiste la giornalista dell’Unità.

“Lei è in una posizione di pregiudizio- risponde B.- e non rispondo. Allora o me ne vado io o se ne va lei. Io sto lavorando tanto, e ci metto pure la salute: crede che vada a perdere tempo?...”

La farsa è compiuta. Nessuno che alzi la voce ed esca dalla conferenza stampa. Tutti tengono famiglia direbbero nella locride.

Eppure quali sono i fatti?

Da Giuseppe D’Avanzo ( la Repubblica  22/05/2009).

“Gli avvocati di B. sono giunti a rimproverare a Nicoletta Gandus (Presidente del Tribunale di Milano) “attacchi e insulti contro il premier”. Quali?

L’aver firmato un appello di <<condanna della politica di repressione violenta e di blocco economico messa in atto dal governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese>>, senza dire che la Gandus è ebrea e quell’appello era firmato da ebrei e in << nome del popolo ebreo>>. Il capo del governo sostiene che quel giudice << ha dimostrato avversione nei suoi confronti>>. La prova?  La Gandus ha firmato un appello contro la legge sulla fecondazione assistita o , con centinaia di giuristi e accademici, un appello alla politica- a tutta la politica- per riequilibrare leggi che  avrebbero distrutto il << sistema giudiziario e compromesso il principio della ragionevole durata dei processi>>, come poi è stato. Da quell’appello vengono maliziosamente estratte, a proposito della legge berlusconiana che modifica i tempi della prescrizione ( la “Cirielli), due sole parole, “obbrobrio devastante”. Le due parole sono gettate sul viso della Gandus come se fossero state e dette o scritte da lei e non dal presidente della Corte di Cassazione, Nicola Marvulli.

Nel corso del tempo, Berlusconi si è spinto fino alla calunnia. Al devoto Augusto Minzolini, neodirettore del tg1, riferisce di avere un asso nella manica per dimostrare la faziosità di quel giudice.

<< Ho un testimone che ha ascoltato una conversazione tra il presidente del Tribunale Nicoletta Gandus, e un altro magistrato. La Gandus ha detto questa frase al suo interlocutore. “A questo str…di Berlusconi gli facciamo un c.. così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio vedere fare il presidente del Consiglio” ( la Stampa, 18/06/2008).

Dov’è finito questo testimone- prosegue D’Avanzo- ? Perché non ha mai raccontato in pubblico e a un altro giudice la volontà  pregiudiziale della Gandus? Di questo testimone- dice D’Avanzo- non si è avuta più notizia né nelle carte della ricusazione presentata dai legali del capo del governo né, dopo un anno, ora che B. è ripartito lancia in resta contro la magistratura”.

Questa verità.raccontata dal cronista di “la Repubblica” è passata in televisione? Perché nel salotto dell’informazione non si invitano, accanto ai Riotta, ai De Bortoli, ai Feltri, agli Orfeo, ai Belpietro anche “altri” giornalisti?

 

                                                                       * * *                                      

 

Ricordo che il “lodo Alfano”( sospensione dei processi penali per le alte quattro cariche dello Stato) è divenuta legge nel luglio 2008. Legge votata in due giorni!!

Con 309 voti favorevoli alla camera , 236 contrari e 30 astenuti (Udc). E  al Senato con: 171 voti favorevoli, 128 contrari e 6 astenuti.

In attesa che la Consulta, entro fine anno si pronunci sulla sua “costituzionalità”. A parer mio in palese contrasto con l’art. 3 della Costituzione, sopra citato.

 

La farsa finale, oscura al gregge.

 

Riporto qui, l’articolo di Luigi Ferrarella del “Corriere della sera” del 20 maggio 2009. E’ significativo  come, dal punto di vista giuridico, tutto sia ormai risolto.

Oserei dire, meschinamente risolto.

 Ma in tribunale il premier non rischia più. Corriere della sera

 “Volesse stupire con effetti speciali, Silvio Berlusconi potrebbe già far­lo: il coimputato del neocondan­nato per corruzione David Mills, cioè il premier suo ipotizzato cor­ruttore, può rinunciare anche subito e in ogni momento all’immunità garantita al pre­sidente del Consiglio dallo «scudo Alfano», prima legge votata in due giorni nel luglio 2008 dalla sua maggioranza parlamentare per impedire che le quattro più alte cariche dello Stato possano essere processate duran­te tutto il loro mandato.Volesse invece guardarsi bene dall’azzarda­re il beau geste, tra qualche mese il premier potrebbe lo stesso dover mettere in conto di perdere l’immunità temporanea, nel caso in cui a fine anno la Consulta, che già stroncò nel 2004 la prima versione dello scudo per le alte cariche (legge Schifani), ritenesse inco­stituzionale anche la legge Alfano, e rimettes­se così in moto il processo a Berlusconi so­speso dal 4 ottobre scorso.Ma in entrambi i casi, e a prescindere dal­la sorte di merito della sua imputazione, Ber­lusconi sa bene di non dover temere alcuna concreta conseguenza giudiziaria. Perché la legge Alfano, combinata alle regole sulle in­compatibilità dei magistrati, indirettamente gli propizia già la doppietta più preziosa: lo libera della giudice Gandus, tacciata di pre­giudizio ideologico e invano «ricusata» di fronte a Appello e Cassazione che hanno sem­pre dato torto al premier, e gli assicura il riav­vio quasi da zero del suo processo, destinato a ricominciare con ben poche chances di ap­prodare a sentenza prima della prescrizione. Il 4 ottobre 2008, infatti, nel sottoporre al­la Consulta la costituzionalità della sospen­sione automatica del giudizio sul premier imposta dalla legge Alfano, i giudici Gan­dus- Dorigo-Caccialanza avevano separato e «congelato» il processo a Berlusconi (con prescrizione sospesa), proseguendo la fase finale del dibattimento e andando a senten­za il 17 febbraio scorso per il solo coimputa­to Mills.Ma in questo modo, nel condannare l’avvo­cato inglese a 4 anni e mezzo, i tre giudici hanno già espresso un convincimento sulla medesima corruzione imputata a Berlusconi nello schema corrotto-corruttore, e sono per­ciò diventati per legge tecnicamente «incom­patibili » a poter giudicare il coimputato pre­mier quando il suo processo dovesse riparti­re o per rinuncia di Berlusconi all’immunità, o per bocciatura della legge Alfano da parte della Consulta, o per lo scadere del mandato istituzionale del premier.Se e quando Berlusconi per scelta o per forza cesserà di essere «immune», il suo pro­cesso dovrà dunque essere celebrato da tre nuovi giudici. Ma se davanti ad essi varranno (seppure dopo chilometrica lettura in aula) le prove già assunte nel dibattimento finché gli avvocati del premier vi partecipavano, la difesa avrà sempre il diritto di ottenere che di fronte ai nuovi giudici vengano richiamati a deporre tutti i testimoni, che in questo ca­so sono stati 22 in 47 udienze lungo quasi 2 anni, con 9 estenuanti rogatorie all’estero. Il che rende improbabile che il processo, quan­d’anche prima o poi riparta, faccia in tempo ad arrivare alla fine. Nel momento in cui ripartiranno, infatti, le udienze ricominceranno anche a consuma­re la residua frazione di tempo che manca al­la prescrizione del reato collocato nel febbra­io 2000 (ridotta dalla legge Cirielli da 15 a 10 anni): resterà ancora circa un anno, lasso che ben difficilmente lascerà al processo il tem­po di approdare almeno alla sentenza di pri­mo grado, e che di certo non lo farà mai arri­vare in Appello e Cassazione”.Luigi Ferrarella

 Conclusioni  

 

Questo non ha voluto essere un articolo, ma semplicemente un resoconto. Raccolto e documentato in poco tempo. Avrei potuto fare altro, direbbero  i responsabili di questo sterco visivo.  Gli stessi che rappresentano il “parolame” della politica. Ma non scrivo, né dedico tempo per coloro che nel vocabolario della loro realtà, hanno dimenticato il vocabolo “dignità”.

Ho lasciato spazio al resoconto della cronaca. Della memoria. Perché si sappia che non tutti sono consenzienti. Sempre.

La democrazia è un rischio. E forse, oggi è a rischio. Quando la voce è una sola, la preoccupazione sale. Abbiamo già visto, in altri tempi il putrido  fetore del regime. Una sola voce.

Oggi la preoccupazione è proprio questa e chiudo ricordando le parole pronunciate da Gustavo Zagrebelsky nella lezione tenuta a Torino il 23 aprile scorso all’apertura della “Biennale Democrazia”:

 

 

“La democrazia, come hanno detto i suoi denigratori, da Platone in poi, è una “teatrocrazia”. Sulla scena si spacciano “valori”, di cui dietro le quinte ci si fa beffe tranquillamente e spesso volgarmente, come ci capita di constatare quando qualcuno parla, senza esserne al corrente, “a microfono aperto”.

Le procedure della democrazia cadono allora in rituali. Il loro significato non è il controllo del potere, ma è la copertura del potere attraverso l’illusione……

La democrazia è il regime in cui esistono le condizioni della democrazia. E’ un regime della possibilità, non della rassicurazione. Se poi si considera che la sua aspirazione è l’inclusione nella vita politica attiva, si comprende che l’ideale democratico dovrebbe essere l’ideale degli esclusi. La salvezza, in ultima istanza viene dagli esclusi.

Quali siano le condizioni di possibilità della democrazia è ben noto: sono condizioni procedurali e condizioni sostanziali che si traducono in diritti di partecipazione e in diritti che condizionano, rendendola possibile ed efficace, la partecipazione politica. Se il diritto di voto non è riconosciuto a tutti, non c’è democrazia. Ma che cosa vale il diritto di voto senza la libertà di opinione politica, il diritto di fondare movimenti e partiti politici, il diritto di conoscere senza inganni la realtà delle questioni sulle quali si vota, il diritto di sapere chi sono coloro per i quali si vota e quali sono gli interessi effettivi che li muovono nella sfera politica, dietro quelli sbandierati pubblicamente? Che cosa vale il diritto di partecipare alla vita pubblica se non è garantito il diritto a condizioni di giustizia che consentano a tutti di disporre di tempo ed energie per dedicarsi, oltre che alle loro esigenze primarie di esistenza, alle questioni comuni? Che cosa vale la democrazia se i cittadini non sono nelle condizioni di istruzione e cultura per comprendere la natura dei problemi su cui si esprimono e i contenuti delle proposte sottoposte al loro giudizio? Che cosa vale la loro partecipazione se coloro ai quali conferiscono il potere di governo sono in condizione di distorcerlo a fini personali, se non anche criminali? Che cosa è la democrazia senza controlli, senza indipendenza della magistratura e senza libertà di stampa, di critica, di satira politica?

Sono solo alcune delle domande (retoriche) che possono farsi sulle condizioni che permettono alla democrazia di essere qualcosa di serio, qualcosa per cui vale la pena di impegnarsi, di dare qualcosa di sé e della propria esistenza. Sono solo alcune domande, ma sufficienti a comprendere che la democrazia non è una formuletta astratta d’organizzazione politica, ma una concezione impegnativa della vita in comune”.

        

   

 

 

     
Ultimo aggiornamento ( domenica 31 maggio 2009 )
 
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