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Home Notizie Ultime I nuovi schiavi
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giovedì 20 dicembre 2007 |
Rogo all’acciaieria di ThyssenKrupp: sesta vittima. Basterebbe questo titolo finito nella cronaca dei quotidiani per portare in piazza a manifestare miloni di persone, se solo fossimo un Paese Civile. Quanti sono i morti sul lavoro negli ultimi due anni? E dall’inizio del 2007? Sono le cifre che forniscono la realtà, dove la figura dell’operaio è divenuta “carne da macello”. Per meno di mille euro al mese, si accettano straordinari con orari allucinanti. E come dare torto, a chi deve arrivare a fine mese? E accetta di buon grado di tutto? Quando ti dicono: “O accetti o te ne vai?” che cosa deve fare un operaio? Accetti, perché hai famiglia, perché sai che lo stipendio non basta e devi fare di più. Perchè se non non mangi, non vai avanti. Ma la macroscopica allucinazione di un paese alla deriva, qual è il nostro, che si limita a guardare in superficie, non arriva a chiedersi il perché? Sono loro, nel 2007, i “nuovi schiavi”: gli operai, carne da macello. Sulle impalcature, senza controlli, senza sicurezza, sperando nella casualità. Ma è evidente che dopo 12 ore di lavoro, la stanchezza ti assale. Ma la commessa deve essere pronta entro quella data, e l’imprenditore in un modo o nell’altro, per non incorrere in penali, la deve portare a termine. Se fosse ancora tra noi un intellettuale come Pier Paolo Pasolini, ci penserebbe lui a scrivere un atto di accusa ferocissimo contro la nuova barbarie della famosa civiltà-progresso. Ma da noi, se i politici dormono, gli intellettuali sono in televisione a promuovere l’ultimo loro capolavoro. I” nuovi schiavi” non hanno nemmeno coloro che li difendono. O accettano o se ne vanno, perché dietro c’è la fila per entrare. Ah, è vero questo è il capitalismo? Ma il capitalismo, come il comunismo, come tutte le ideologie che pongono gli interessi prima dell’uomo, ha fallito. Ma tant’è, il circo dei morti va avanti, e si contano solo nella cronaca. Certo, un bimbo orfano a 8 anni non è notizia è disinteresse. Il profitto arriva sempre prima della sicurezza. Ma quando un operaio dice:” Per paura di restare senza lavoro si accetta di tutto”, a cosa si pensa? I grandi industriali quelli che prendono 5 o 6 milioni di euro all’anno vanno in televisione e ci raccontano l’immaginario collettivo del contratto nazionale ecc.ecc. Loro, fanno la morale e sui loro macchinoni impartiscono lezioni di “welfare”.Poi magari la barchetta, quella da 150 metri la comprano con il leasing. Già, dimenticavo ma questa è retorica qualunquistica. Da nuovo millennio. Eppure qualsiasi non-analfabeta potrebbe tranquillamente rileggersi alcuni articoli della nostra Costituzione. Come l’articolo 1 che dice: “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”, o come il 4 che sancisce che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Ma coloro che muoiono cadendo da un’impalcatura o bruciati perché gli estintori e la sicurezza vengono dopo il fatturato, a che progresso materiale o spirituale della società concorrono?
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 07 febbraio 2008 )
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