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DE-MO-CRA-ZIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Angelo Briscioli   
mercoledì 06 febbraio 2008
Atene - Acropoli

Mentre sulle colonne del “Corriere della sera”, Corrado Passera (amministratore delegato di Intesa San Paolo, uno dei gruppi bancari e non solo, più potenti del nostro paese) e Sandro Bondi (coordinatore nazionale di Forza Italia, e non vi è bisogno di dire altro), impartiscono lezioni di nuova politica socio-economica, il paese-senza, quale è il nostro si riempie sempre maggiormente di macchiette.
E la differenza poi, fra le argomentazioni fini e sottili dei Passera o dei Bondi di turno, e quelle invece concrete e rozze, che sovente si vedono alla Camera o al Senato, non è poi molta.
Fra lo scrivere “osceno” e la ripugnanza visiva della volgarità, la differenza è invisibile.
L’ultimo spettacolo ce lo ha mostrato il Senatore Barbato il 24 gennaio scorso, quando rivolgendosi al suo collega  dell’Udeur Cusumano, non condividendo il suo voto, ha pensato bene di sputare addosso al collega.
Il fatto grave in sé, non è accaduto in una piazza, (che già farebbe riflettere) ma in un’aula del Parlamento. Luogo quest’ultimo dedito alla politica.
(“Il termine senatore (dal latino senex, vecchio), indicava nell’antica Roma i membri del Senato, che era appunto l’assemblea dei più anziani e saggi cittadini che in età repubblicana ebbero un grande potere che andò progressivamente sfumando in età imperiale”). (fonte: Wikipedia).
Quindi quando pensiamo ad un Senatore, dovremmo tener presente chi erano, allora, e chi sono, oggi. E soprattutto quel che fanno e che mostrano in pubblico.
Mario Luzi all’età di 90 anni, era stato nominato Senatore a vita. Lo era Senatore, anche Norberto Bobbio, come Carlo Bo, come Eduardo De Filippo, come Gaetano De Santis, come Luigi Einaudi, come Eugenio Montale, come Camilla Ravera, come Arturo Toscanini, come Leo Valiani.
Nominati non dal “popolo”,cioè non dagli elettori. Per quel che avevan fatto e facevano.
Sono tutt’ora, invece,  senatori:la signora Binetti, il signor Buttiglione,il signor Calderoli, il signor Castelli, il signor Cuffaro (poi dimessosi il 24/07/2006 e sostituito dal signor Pionati (quello dei “pastoni” del tg1), il signor Dell’Utri,il signor Ghedini (legale ad personam),il signor Guzzanti,il signor Selva, il signor Russo Spena, e via via discorrendo.
Sempre nella stessa aula(Senato), i Senatori di An,Gramazio e Strano, con La Russa, han pensato bene di festeggiare la caduta del governo Prodi, con mortadella e spumante, come all’osteria.
Questa breve premessa è lo spunto per disquisire della politica (polis) e del suo perenne attuale degrado. O insensatezza.
 Come in una stalla, il popolo si fa mungere, acconsentendo ed illudendosi di indirizzare il potere. Nella effettiva realtà è solo un dato numerico. Una percentuale illusoria.
Naturalmente ora si inneggiano alle elezioni, come la  panacea di tutti i mali. Questo lo chiede la destra, perché sa che le urne saranno loro favorevoli. Quelli di là, il centro-sinistra, chiedono invece una nuova legge elettorale, che dia poi stabilità al paese.
Questo “giochetto” è in realtà la dimostrazione della bassezza della classe politica ed il ricorso al “popolo sovrano” è l’illusione permanente che le urne elettorali danno mandato e legittimità al potere. Ovunque.
Quante false promesse passate ignobilmente sotto lo sguardo degli elettori.( I quali sono privi di memoria). Quanto consenso mediatico per poi vivere di espedienti.
Maggioranze di consenso che gestiscono le lobby della sanità, della funzione pubblica, degli enti locali, delle province, delle casse di risparmio, delle fondazioni. Amici degli amici, messi ognuno al posto giusto. Bianchi o rossi. Fascisti o comunisti o leghisti. Ad ognuno il suo. Il suo orto,da coltivare. La sua fetta di torta da dividere.
Potere del potere, nel potere.
Eccoli, allora arrivare a mendicare la “nuova tornata elettorale”, per la visibilità, per la ricerca del consenso di massa.
Il “Popolo sovrano” garante della “de-mo-cra-zia”. Degli slogan di piazza, garantiti dalle caste dei giornali. (Ma a proposito, e le caste degli avvocati?, e quelle dei commercialisti?, e quelle dei notai?, e quelle dei farmacisti?, e quelle dei politici?, e quelle cardinalizie?ma dove sono finite? Nella riforma dell’ex ministro Bersani?, ma c’erano?).
Abbiamo “l’intellettuale grasso” , pardon, l’elefantino che fa propaganda sulla legge 194, dalla sua tribuna mediatica e quotidiana. Una parvenza di piazza: un po’ con gli ebrei, un po’ con i preti, un po’ con l’ex padrone. Ma sempre dalla parte della “ggente”. La piazza ed il suo con-senso.
Arriva la nuova ondata di voti.
Ah! Il diritto di “ogni testa un voto”. Ma mai affrontare il dilemma:
ma se tutti nascono eguali, poi alla fine restano tali? Ci vorrebbe una nuova “congiura degli eguali”? Ma Babeuf, dove lo troviamo? A Palazzo Grazioli o a Piazzetta Cuccia?
Si accendano allora le televisioni. Le nuove arene sono pronte ad accogliere le disfide dei nuovi trogloditi. Lo “share” farà la sua parte nella cabina. In quell’attimo dove decide un’immagine, uno slogan, un sentito dire. E che accomuna tutti: attori e spettatori, per quello stesso spettacolo, che da anni ed anni si ripete nella sua meccanicità. La resa democratica come soluzione finale.
Fateli entrare tutti quanti, presenti e votanti, con quel sacrosanto diritto al voto, ma non al sapere. Teneteli all’oscuro. Calpestateli se non dispongono del vostro dio denaro. Che corrano per un tozzo di pane, anche nel nuovo millennio. Che si consolino con le vostre televisioni, ad illudersi del domani. Non fategli sapere né chi sono né dove vanno. Le regole, le leggi son fatte per essere calpestate, glielo avete insegnato voi. Che si può essere bianchi o rossi o neri o verdi, a seconda del decennio e del momento. Che differenza fa? Il gregge va guidato, continuamente, con fermezza. Spinto. Assecondato, se necessario.
Come i marinai di Feuchtwanger –nella versione apocrifa dell’Odissea-che, “ammaliati dalla maga Circe e trasformati in scrofe trovarono oltremodo soddisfacente la loro nuova condizione e si opposero disperatamente ai tentativi di Ulisse di ridare loro sembianze umane”.
E allora, vincitori o vinti, impossessatisi del gioco, vi illudono di parteciparvi ,come unica metafora. La vostra presenza è necessaria per la tutela della “res populi”. In resto è ridondanza linguistica del politichese.
Benvenuti allora nella “modernità liquida ” di Zygmunt Bauman. Non “lasciate più speranza voi che entrate”, perché non vi siete accorti di esserci, ma ne siete partecipi.
Elemosineranno ancora il vostro voto dandovi l’apparenza dell’ennesima promessa.
I ciarlatani ed i ciarlieri vi aspettano con i loro volti inespressivi. Sintomi della loro sozzura.
Fascisti riciclati, liberal.democratici, comunisti nostalgici di apparenza ideologica, missionari commerciali della fede, liberali del capitalismo del profitto, fautori sprezzanti dell’icona tricolore,vagabondi del populismo, partiti del popolo e quant’altro . Tutti pronti per la tornata elettorale della “demoplutocrazia”, sul carro del condottiero, l’ “arzigogolo” fautore dell’ibrido nulla televisivo. Ritornerà lui, capopopolo, unto, umile servitore della patria nostra, fautore del punto più basso e vergognoso della lex.
Che miseria!
Quando fra centocinquant’anni riscriveranno la storia della nostra politica nostrana odierna, si accorgeranno che sulle spalle del consenso elettorale mediatico, è stata scritta per venti anni una pièce grottesca,  ridicola, la cosiddetta lordura de-mo-cra-ti-ca.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 14 febbraio 2008 )
 
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