
Dal "giorno dopo" tangentopoli, tra politica ed informazione si é instaurata una simbiosi rilevante e oltremodo preoccupante, ma peggio ancora pubblicamente palesata, accettata e tollerata. Da parte loro, nemmeno il falso pudore di tentare uno sforzo per celare l'adusto tanfo esalato da tale commistione! Il rapporto tra questi due poteri, poiché in questo modo ancora considero politica ed informazione giornalistica, si é progressivamente intrecciato tanto da apparire normale agli occhi dell'opinione pubblica. Quei format, siparietti televisivi programmati dai cosidetti "giornalisti", che pongono domande previo gradimento dell'interessato, come il giornalismo accondiscendente del sig. Vespa (giusto per citarne uno su un milione), paladino dell'informazione pubblica della sub-cultura di massa; abiti "cuciti su misura" (leggasi intercettazione del 04/05/2005 tra lo stesso Vespa e Salvatore Sottile per l'organizzazione della puntata di Porta a Porta, ospite Gianfranco Fini) per i suoi rispettabilissimi ed illustri ospiti, sono la fotografia di un potere di controllo che, così come si presenta, non esiste più. Un lavoro sartoriale davvero: taglia qua, taglia là, un rammendino dove serve, nessuna sbavatura, nessuna domanda imbarazzante o perlomeno degna di tal nome, un ritocco all'inquadratura e la tessitura del programma é bell'e pronta. Da consumare e rigettare al più presto poiché una volta assunta, consumata, essa con tutto il proprio morbo, entra nell'organismo e se ne impossessa. A breve, senza i giusti anticorpi, senza lo stimolo del rigetto, le fatali proprietà cancerogene iniziano il disfacimento della capacità critica dell'individuo ed il loro omeopatico lavoro trasforma la patologia in tollerabile condizione prima ed in narcotica assuefazione poi. L'apatia rende dolce e mite persino il disagio di questo lento degrado. Questo genere di malattia è vissuto quotidianamente, quindi metabolizzato, percepito come abituale e di conseguenza come indistinto e indistinguibile carattere della propria vita. L'informazione é metamorfica: la notizia si trasforma in intrattenimento, poi riprende le sembianze (solo le sembianze, però!) della notizia e ancora assume le forme del proselitismo e via discorrendo. La maggior parte del giornalismo fruibile sui media più importanti a livello nazionale é correo di propaganda. La macchina pubblicitaria dell'apostolato del nulla politico-televisivo in questi giorni si è messa in moto; anzi, a dire il vero, non si é mai fermata. Essa rappresenta l'immagine che la classe politica (sempre la medesima) vuole fare apprendere al "popolino" come reale. Una realtà artefatta e artificiosa che si plasma nelle pieghe di un articolo di giornale o nelle redazioni televisive. Le informazioni da apprendere sulle questioni pubbliche sono edulcorate, pubblicizzate, tagliate, eluse, ammaestrate all'occorenza o farcite nel loro mezzo dal nulla pubblicitario e dalla distrazione (nel senso proprio di dis-trazione poiché da esse non si trae nulla, o meglio, si trae esclusivamente "Il Nulla"), da assorbire come spot, come ritornello. Dis-trarre, es-trarre, sot-trarre. L'importante é che il movimento sia centrifugo nei confronti del contradditorio, del pensiero, delle sue forme di espressione e di libertà, dell'ascolto intimo e del ragionamento. Tutte questioni quest'ultime che schizzano sui muri della miseria intellettuale della "povera" gente come vernice fresca che nasconde con il falso splendore marce pareti friabili corrose dall'umidità. La comunicazione si é dissolta nell'asfittica omologazione della notizia: tutto con lo stesso peso ovvero senza peso. "Chi ascolta finisce con l'ascoltare cose che egli avrebbe potuto dire, e chi parla dice le stesse cose che potrebbe ascoltare da chiunque", conformismo della ragione, morte del pensiero, eutanasia celebrale celebrata dal funerale mediatico. La libertà nei mezzi di comunicazione é assente, pura illusione! Anche i giornalisti (operai con un contratto nazionale di lavoro scaduto da tre anni) pare debbano fare i conti con la michetta e quindi per ignavia, per servilismo, per la promessa di carriera e soldi facili, o anche solo per necessità trasformano stomachevolmente il loro lavoro nell'apologia del proprio padrone. L'importante non é il contenuto ma lo spazio riempito. Pallone e quiz in abbondanza, finta contesa e chiacchiericcio dilagante per addolcire la pillola. E si litiga sui dati dello share! L'abbondanza del palinsesto televisivo cela la propria penosa pochezza. Si ritorna sempre al caro e vecchio discorso su "quantità e qualità". L'ebbrezza della pseudo-libertà d'informazione é esaltata dalla finzione di un pluralismo che non esiste, prigioniero dell'omologazione dei contenuti e dell'appiattimento della concorrenza (finta anch'essa), puro monopolio, smerciato da sempre come duopolio o tutt'al più come oligopolio (Padrone l'Abbandono, s'intenda!). L'appiattimento inerente l'informazione é corrispondente all'appiattimento dell'offerta politica, un coaugulo di partiti inserito all'interno di grossi contenitori (diciamo pure "bidoni"): la medesima evanescenza: altro che semplificazione, altro che pluralismo. Di fatto assistiamo sia sul fronte politico sia su quello informativo alla riduzione del sistema in sostanziale monismo dell'indifferenziato. Un "tutto indifferenziato" che porta alla condizione di potere decidere solo entro fasulle dicotomie, mere apparenze. "Di libertà si può parlare propriamente quando si dà una scelta tra scenari diversi, mondi possibili, e non all'interno di un unico mondo, di un unico linguaggio". Questo é un presupposto dimenticato ma che sostanzialmente ottura la tanto declamata libertà. La Torre della disinformazione é stata eretta. Per erigere questa Torre di cui il potere economico-politico é l'unico ad avvantaggiarsene ci sono voluti anni: ci hanno tentato le segreterie di partito prima, certa classe imprenditoriale poi ma, in realtà, solo il più sfrenato ed imperante consumismo degli anni Ottanta, magnificato dall'avvento della tivù commerciale, ha completato l'opera di nascondimento della libertà e il completamento dell'erezione di quest' "Opera". Dell'informazione rimane una spregevole Messa in scena, O-scena! Erigere la Torre della dis-informazione non é solo una metafora. Erigere, nel senso proprio di "ex + regere", cioè del "far insorgere l' "Opera" nel senso della misura via via indirizzante, ossia dell'elemento che dona gli indirizzi e le direzioni". (Ma quale elemento? Quali indirizzi? Quali direzioni?). La costruzione insomma di un' "Opera" secondo principi ed indirizzi costituenti di una "nuova" direzione; se poi questa "nuova" direzione é la cecità della massa e la sua relegazione ai margini della struttura collettiva, l'abiura forzosa al pensiero ed il rifugio nel luogo comune come unico modus vivendi o al consumo come individuale opportunità di riscatto sociale, la direzione è quella dell'eterno presente all'ombra dell' "Opera" eretta, eclissi di ogni futuro. La nuova direzione é quella propinata dal congegno commerciale, dal consumismo sfrenato, della "società liquida" di Z. Baumann; la nuova direzione vuole i componenti della massa essenti solo come consumatori o fruitori di servizi. Tutto é trasformato in merce, una sorte che coinvolge anche informazione, politica, coscienze individuali. La Torre si staglia in mezzo alla nostra società, allarga ogni giorno la propria base, noi stessi la costituiamo con le nostre azioni quotidiane. La Torre della disinformazione in un certo senso siamo proprio noi, la nostra inerzia di fronte all'indifferenziato, il nostro inconsapevole e incondizionato assenso alla sua esistenza. Ad essa siamo legati da un vincolo di sangue, con essa siamo nati e cresciuti, nutriti dal suo cordone ombelicale che ci tiene in vita nella nostra odierna Forma che nel frattempo ci si attorciglia al collo strozzandoci. Il problema é capire se questa è Forma! Se questa é Vita! Così, all'inizio del nuovo millennio, pare proprio che una nuova Forma vitale si sia impadronita della penisola italica, dominando incontrastata, democraticamente e riproducendosi per clonazione soprattutto attraverso il mezzo televisivo. Ignaro della sua condizione, della dis-informazione e della Torre che lo pone inesorabilmente in ombra, questo nuovo essere, l'Uomo-pecora, popola in lungo e in largo esibendo la sua andatura ansante e prona, fingendo dignità che ha battezzato con i nomi di volontà, contemporaneità, evoluzione; ma già un Greco lo disse: "Ogni essere che é prono é condotto al pascolo con la frusta". |