«Quando tanta bellezza è rivelata in ogni manifestazione del creato... rivelata è la bellezza della fonte che tanta bellezza crea». "Sarabanda" , Ingmar Bergman. Basterebbe iniziare così il resoconto di un viaggio-vacanza in Egitto( Sharm el Sheikh). Ma ciò non è sufficiente, vi è qualcosa di altro che fuoriesce e non può essere tenuto nascosto. Si, accanto alla barriera corallina, ai colori di una moltitudine di pesci, infiniti per bellezza, così da apparire quel presente eterno, c'è altro. Accanto ad un deserto roccioso, sconfinato e affascinante c’è davvero altro, che si mostra, che ti si presenta davanti agli occhi. Ci sono loro, gli "schiavi moderni" od i "nuovi schiavi". Non si abbronzano. Non si sdraiano con le pancie all'aria. Non ingurgitano come maiali cibo a iosa. Non riposano menti obsolete sotto il sole. Non giocano a freccette, (altro movimento impegnativo). Non si esprimono nel loro dialetto veneto o napoletano o lombardo ( l'italiano è mera metafora). Non si divertono nei teatrini serali dove si raccontano barzellette da primo ministro, ma sufficienti per l'umorismo oleoso di ominidi in vacanza. Si, dicevo, questi nuovi schiavi non hanno di che riposare o di che ridere. L'occidentale scende, come allora, nella sua "colonizzazzione" col dio danaro, che tutto può, che tutto rende apparenza. Eppure basterebbe dotarsi di occhi per accorgersi quanta profonda e ingiusta sia questa "disuguaglianza". Che differenza c'è nel servire e nell'esser serviti? Non sono forse facce della stessa medaglia? Ma avvolti da quella che Salvatore Natoli chiama "malinconia bianca", continuiamo a non comprendere come ciò sia possibile. A non voler credere realtà più illogica di questa. Solamente quattro ore di volo ci permettono di addentrarci in un'altro mondo. Ed altre tre ore, ci porterebbero a Baghdad... Dove questi uomini, si uomini, vengono sfruttati e si inginocchiano al nostro passaggio. Ho visto vergognosi scugnizzi di basso quartiere umiliare camerieri egiziani per un pezzo di carne in più. E mi son chiesto se non vi fosse più verità nell'umiliazione di questo cameriere, nel suo prostrarsi, che non nella strafottenza di un ragazzotto dedito al suo porcile esistenziale. Ho visto, fuori dalla reggia, dove gli occidentali si illuminano gli occhi, la povertà ed il destino(?) (il caso?), che lega profondamente il volto di una bimba beduina (i nomadi del deserto) di dieci anni, al suo futuro, inesorabile, al quale non si può sottrarre. Sarebbe sufficiente leggere l'articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza". Nel 2009 non lo trovate profondamente deleterio? Od anche questa è mera "ars retorica"? Perché una bambina di 10 anni deve avere il destino già segnato? Quanto in tutto questo collima con la fede? Mi piacerebbe trovare la risposta nella religione, ma invece, al contrario, la religione è essa stessa partecipe di questa realtà. Complice. E l'unica risposta che fornisce è il Dio del domani. Non posso pensare che tutto sia sempre legato al "caso", ma l'uomo dov'è? E cosa fa? Lasciare sempre che tutto scorra sotto i nostri occhi, ma fino a quando potrò questo sarà il mio grido, inutile?, impavido? e solitario. Continuate pure a dormire e non perdete altro tempo a leggere simili scritti. Non ci sono più profeti ma solo un unico grande gregge che pascola sulle proprie macerie. Sic et simpliciter.
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