| L'urlo. |
| Scritto da angelo briscioli | |
| mercoledì 05 agosto 2009 | |
![]() “Leggere è roba da vecchi...io non ho tempo per queste cose”. Si, potrebbe iniziare così, questo grido nefasto contro le infamanti parole della signorina M.D anni 24 professione n.c. (non classificabile). Tutta una vita spesa nella limpida ignoranza del suo esistere. Già.Ma quanti ce ne sono. Ma quante ce ne sono. Come riempiono astutamente (?) le loro bocche di parole: misere, ristrette. Il linguaggio degli idioti si addice ai nostri tempi. Non basta l'urlo di Edvard Munch, che così racconta nel suo diario: "Camminavo lungo la strada con due amici Non basta davvero, questo urlo, questo grido. Cosa servirebbe a capire e a far comprendere che tutto si manifesta attraverso la “lettura”.Che la lettura dovrebbe essere la dipendenza dell'uomo, se non, stupido, si dimenticasse che sta vivendo, (e per questo è storia), e non sopravvivendo come suppellettile della sua liquida modernità ( e per questo è solo cronaca). Alzati, ingenua fanciulla! Schiodati dalla croce che porterai finanche alla morte. Perché la tua morte è il "divenire ". E' ora. Il tuo adesso è il suo principio. E quanti ne vedo, ogni dì vantarsi della propria banalità. Non un minimo tremito, almeno per un giorno. Riempirsi la testa di un lessico da vademecum senza alcuna pretesa di guardare il valico. La fonte. Mischiati nella folla, amata, ossequiata. Fra lunghe ed interminabili file della "liquida"agiatezza. Sans rien d'autre! Svegliati! Dormiente! C'è più avidità di conoscere in un feto che non nella palingenesi dell'involucro in cui vivi. Aprite gli occhi! “La società ugualitaria, livellata e livellatrice, è oggi l'unica possibile, ed è paragonabile a quella che nei cimiteri è la fossa comune. E' la fossa comune dei vivi, dei semivivi che siamo”(Guido Ceronetti – “Insetti senza frontiere”). Si chiude il cerchio. I dialoghi dementi risalgono dal bancone. Tutto si fa varietà. Tutto è innalzato ad urlo. Sedimenti di corteccia lasciano tracce amare sulle scie inespresse dei loro viottoli.Vivono appartamenti bui, ove i libri( da cucina) , rammendati anch'essi, si logorano nella polvere degli anni.Sedute nei bar, distese le menti a leggere la cronaca locale, sfogliano riviste d'antan; dove l'occhio si sofferma sull'immagine e non sul verbo. Perché anche una didascalia è gravame. Déja vue, mademoiselle. Le vedi saltellare nei week-end. Mostrarsi nella farsa della loro bellezza. Sono le “Invasioni barbariche”di Arcand che trionfano con loro e come i loro simili?Ma è più dignitoso morire come Remy o come Andreas Karnak? “Volle la provvidenza - o, come direbbero le persone meno credenti, il caso – che ancora una volta Andreas…”(cap. 13 “La leggenda del santo bevitore” di Joseph Roth). Se alla fine potessimo veramente con un balzo infinito mostrare i segni che i libri ( quei pochi che ahinoi abbiamo letto) han lasciato dentro di noi, ti potremmo lanciare l'àncora. Ma nel mare in tempesta del nostro oggi, siamo come il capitano Achab, ossessionati dalla nostra meta. |
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 15 settembre 2009 ) |